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VALMADRERA - NOTIZIE STORICHE
L'insediamento storico per Valmadrera
è accertato in epoca romana, ma qualche induzione sugli
abitanti può essere fatta solo dopo il Mille.
Verso la fine del Duecento, attraverso l'elenco
delle chiese, è possibile vedere la prima delineazione
del paese: esistevano piccoli nuclei di abitazioni a San Dionigi,
Caserta, al Ceppo e a San Tomaso, gravitanti attorno alle rispettive
chiesette.
Fino al Cinquecento, tuttavia, le testimonianze
riguardanti lo sviluppo del paese sono assai scarse, se non addirittura
inesistenti.
Utili per tracciare un quadro di Valmadrera
sono l'archivio parrocchiale e quello della famiglia Gavazzi,
ricchi entrambi di documenti relativi alla vita e allo sviluppo
del paese.
Nelle vicende di Valmadrera assunsero notevole
importanza alcune famiglie che diedero lustro al paese e lasciarono
un'impronta significativa: dapprima appaiono appena, poi gradatamente
accrescono i loro beni, svolgono carriere politiche, ecclesiastiche,
conservano per qualche secolo le posizioni raggiunte e quindi
iniziano la curva discendente, ora lenta, ora precipitosa; a volte
la decadenza di una famiglia determina l'ascesa dell'altra.
Nei primi anni del Cinquecento, il centro
di Valmadrera non era quello attuale, gravitante intorno alla
chiesa di S. Antonio.
Il nucleo maggiormente popolato era quello
di Caserta (già allora si chiamava così) dove la
famiglia Mandelli possedeva una decina di case.
Intorno alla metà del Cinquecento
si ha l'ascesa della famiglia Bonacina, che portò allo
sviluppo il nucleo del paese attorno alla chiesa di S. Antonio.
La crescita fu tanto rapida da indurre S. Carlo Borromeo ad ordinare
il trasferimento della parrocchia dalla chiesa di S.
Martino all'oratorio di S. Antonio.
La coltivazione dei campi, l'allevamento
del bestiame e lo sfruttamento del bosco costituivano la principale
occupazione della popolazione: era mezzo di arricchimento per
i possidenti e mezzo di sostentamento per gli altri, occupati
come lavoranti a giornata o massari.
Il parroco Gerolamo Ruglerio, venuto nel
1574, riuscì a rendere attiva la popolazione, attuò
in concreto il trasferimento della sede parrocchiale a S. Antonio
e diede avvio alla costruzione della chiesa; costituì inoltre
nel 1583 la confraternita del SS. Sacramento.
Per tutto il Seicento le famiglie più
importanti furono i Bonacina e i Mandelli, patroni di S. Dionigi,
eredi dei quali furono i Fatebenefratelli.
Il Settecento fu un secolo ricco di iniziative.
L'agricoltura e l'allevamento erano fiorenti,
i terreni circostanti gli agglomerati erano molto fertili, con
ampi spazi arati verso il meridione e ronchi e vigneti arrampicati
sui colli: tutti portavano l'uva al grande torchio dei Fatebenefratelli
presso la Chiesa.
I proprietari terrieri erano numerosi, ma
dominavano gli Orrigoni, i Butti, i Dell'Oro, i Bonacina e i Fatebenefratelli.
Verso la seconda metà del Settecento,
quando lo Stato di Milano era ormai saldamente nelle mani dell'Austria,
per un complesso di situazioni favorevoli, tra cui una lunga pace,
alcune riforme amministrative, oculati provvedimenti di politica
economica e l'incremento demografico, prese avvio un importante
sviluppo dell'agricoltura che sarebbe continuato fino ai primi
anni dell'Ottocento.
Sono datati intorno alla metà del
Settecento anche tre molini da seta, posti sulle rogge del Rio
Torto.
La bachicoltura, che alla metà del
Seicento era praticata solo da alcune famiglie, diventò
nel Settecento una pratica normale per tutte le famiglie contadine.
Oltre all'incremento dell'agricoltura si
ebbe, in questo periodo, anche un primo avvio di tipo artigianale
della lavorazione del ferro.
Alla fine del Settecento inizia l'ascesa
della famiglia Gavazzi:
intraprendenti e lungimiranti, sempre attenti a scoprire nuove
tecniche e ad usufruire di nuovi metodi di lavorazione praticati
in Francia, a volte migliorandoli, nell'arco di un ventennio,
divennero una delle più importanti industrie seriche della
Lombardia e con essi Valmadrera passò da un'economia di
tipo artigianale ad una industriale.
Per tutto l'Ottocento l'industria tessile
in Valmadrera continuò ad espandersi, fino alla grave crisi
del 1930/1933, riprendendosi poi grazie alla lavorazione delle
fibre sintetiche.
Alcuni anni dopo l'ultima guerra, le filande
scomparvero definitivamente e, poco più tardi, scomparvero
anche i filatoi.
Dagli inizi del Settecento, attraverso lo
sviluppo industriale dell'Ottocento fino alla sua estinzione,
l'era della seta in Valmadrera era durata più di due secoli.
Nei primi decenni dell'Ottocento, il paese,
ricco, volle la sua nuova, immensa chiesa, poiché quella
esistente non era più sufficiente per l'accresciuta popolazione.
E la nuova parrocchiale risultò tanto
imponente che lo scrittore Antonio Ghislanzoni così descrisse
Valmadrera in un articolo del 1869:
"Valmadrera, per chi lo vedesse in distanza,
è un immenso tempio sovrastante un gruppo di piccole case.
Le case considerate da vicino, non sono più meschine né
più disadorne che in altri paeselli campestri. Al contrario.
Tutte quante, anche le meno appariscenti, rivelano l'agiatezza,
il buon gusto, l'amore delle pulitezze e dell'ordine; non hanno
che un solo torto: quello di sottostare ad una mole gigantesca
dalla quale vengono umiliate."
Nella seconda metà dell'Ottocento
si cominciò a pensare anche alla costruzione di un palazzo
comunale, in quanto l'Amministrazione comunale non aveva mai avuto,
fino ad allora, un locale adatto dove riunirsi.
Il problema della sede comunale si trascinò
a lungo e dovevano passare parecchi anni prima che venisse affrontato
con le dovute urgenze.
I primi contatti con le autorità
si ebbero nel 1864, ma solo nella seduta del 28 maggio 1867 il
Consiglio comunale autorizzò la Giunta a "provvedersi di
migliori e più ampi locali ad uso degli asili infantili,
ufficio e scuole comunali".
Il 24 novembre dello stesso anno cominciarono
anche le trattative con la direzione dei Fatebenefratelli
per l'acquisto del terreno adatto in località CHIOSO.
A quei tempi il "chioso" era una vasto appezzamento
che partendo dall'attuale via Mazzolari, terminava in Via Roma.
I lavori vennero affidati alla ditta Antonio Todeschini di Lecco.
Durante la costruzione, il piano del palazzo
che era destinato a semplice solaio , venne adibito ad appartamento
civile e si fecero altre migliorie, tra cui una solida cancellata
esterna ed aggiunte non comprese nel progetto originario.
L'approvazione del collaudo del palazzo
venne eseguita il 12 luglio 1872 dal Consiglio comunale in seduta
straordinaria.
Quello stesso anno l'asilo e le scuole vennero
insediati nei locali al piano terreno.
Nel 1875 furono eseguite altre opere di
completamento.
Da questi brevi cenni storici si intuisce
il processo di crescita di Valmadrera, continuo e regolare nel
tempo.
Il paese ha sempre richiamato molti forestieri,
però la popolazione è costantemente riuscita ad
assorbire nel proprio tessuto sociale i nuovi elementi, conservando
intatta al tempo stesso la sua identità culturale e la
fiducia nella validità del proprio patrimonio tradizionale. |